Gay Pride, orgoglio danese

Sono arrivata ad Aarhus, piccola cittadina della penisola di Jutland. Dico piccola ma un danese mi correggerebbe subito facendomi notare che è la seconda città più popolosa della Danimarca dopo Copenaghen… piccola o grande ha un grande fascino, tipicamente nordico. Sono venuta qui per il suo museo e per dedicarmi una passeggiata rilassante, ‘dunque niente fotocamera mi sono detta’…  ops! ma oggi si celebra il gay pride e visto che l’invito è rivolto a tutti, ‘indipendentemente dal sesso, orientamento sessuale, età, etnia, religione o credo politico’, voglio partecipare anche io e proverò raccontarvelo con il mio smartphone.

Mi sono stupita di trovare un gay pride in un paese come la Danimarca che è nota per essere molto liberale nei confronti dei diritti concessi alle LGBT ovvero lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Che hanno da dimostrare se è dal 1989 che le coppie omosessuali possono accedere alle unioni civili, ed Il matrimonio fra persone delle stesso sesso è stato legalizzato nel 2012. E non finisce mica qui…

Aarhus, Gay PrideLa legge danese vieta ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale ed è anche più severa sulla discriminazione in base alle razze. Da un sondaggio tenutosi nel 2006 la Danimarca si rivelò, con quasi il 70%, la terza nazione europea più favorevole alle unioni civili, al primo posto i Paesi Bassi e al secondo la Svezia. Ma insomma, mi domando: che ha da manifestare, uno dei paesi più evoluti ed aperto d’Europa, su tale argomento. Me lo sono chiesta per tutta la sfilata e fino a che non ne intuisco il motivo continuerò a sfilare anch’io con la bella bandierina che mi ha donato un signore con un sorriso a 74 denti, forse è questo il motivo per cui Aarhus è soprannominata la ‘la città del sorriso’? non lo so, io intanto mi dimeno sculettante al ritmo dei tamburi lungo le vie principali, inondata da petali di carta che lungo il tragitto gli inquilini dei palazzi lanciano in forma di saluto.

Aarhus, Gay PrideIl corteo è stato molto divertente. Si è svolto in modo molto sobrio e rilassato, la gente ci ha accolti con il sorriso sulla bocca, al nostro passaggio sventolavano la bandierina per salutarci. Non mancava il servizio d’ordine, la polizia. Ma la cosa che mi ha colpito è che non c’era alcuna tensione, la polizia era li perché doveva esserci e non perché si temevano disordini. La sensazione che ne ho avuta è la stessa euforica eccitazione che da bambina avevo quanto le maestre ci mettevano in fila per due per attraversare la strada nel tragitto per andare al circo…l’unica differenza è che qui la gente non era obbligata a tenersi per mano… e beh dobbiamo ammettere che sono più avanti di noi.

Aarhus, Gay PrideSiamo arrivati al parco adiacente al museo, è qui che si sono dati appuntamento per festeggiare questo grande momento. Anche qui l’atmosfera è molto misurata e distesa. Sembra una tranquilla scampagnata fuori porta in un’inattesa giornata di sole regalata da una primavera precoce. Gruppi di persone, di tutte le età, a prendere il sole, sorseggiando una bibita per accompagnare la ‘merenda’ preparata a casa con prodotti rigorosamente biologici. Piccoli chioschetti improvvisati vendono una brodaglia preparata con molta cura che prende il nome di caffè, che a scelta può essere servita con ghiaccio, e latte per i più esigenti. Per chi non è riuscito a prepararsi la ‘merenda’ c’è un triciclo ambulante che vende sandwich vegani, i più dissoluti si sono dotati di borse frigo con lattine di birra e qualche bottiglia di vino.

Aarhus, Gay PrideIl pomeriggio è trascorso in questo modo, fra uno scatto e l’altro per una foto ricordo con la drag queen più originale. Ed io l’ho passato chiedendomi perché…perché un gay pride in Danimarca…a cosa serve, la cultura della diversità è talmente radicata in loro che non vedo il bisogno di dover imporre un’ideologia a chi la pensa come te…ma poi…

Un bambino su di un telo arcobaleno ha attirato la mia attenzione, non poteva avere più di un anno, ed il padre con una certa ieraticità lo ha adagiato su questo telo come a voler sottolineare l’importanza di un primo, grande e duraturo insegnamento. E allora ho capito… ho capito che questa manifestazione è come se fosse la celebrazione di una ricorrenza, qualcosa che serve ai grandi per passare degli insegnamenti ai più giovani e ai bambini. Non è una parata per imporre un’idea, ma un’ occasione per festeggiare le idee, quelle idee che sono il fondamento della loro identità… Il papà in realtà sta dicendo al suo bambino ‘Jenny, sono orgoglioso di dirti che vivrai in un mondo in cui i diritti civili sono rispettati’.Aarhus, Gay Pride

E poi cerco un corrispettivo nelle nostre feste e visto che siamo ben lontani dal raggiungimento di certi traguardi, penso alla festa dei lavoratori e mi immagino un padre italiano che dice al suo figliolo ‘sono orgoglioso di dirti che vivrai in un mondo in cui i diritti del lavoratore sono rispettati’…  ho sbagliato! non è così, il paragone non è calzante, non in Italia, e non che le lotte non siano state combattute, ma non è così, vediamo un pò… forse il più calzante è un padre che il giorno di ferragosto prende il suo figliolo e gli dice ‘Gennà sono orgoglioso di dirti che la frittata di maccheroni è proprio buona, mangiane una fetta a papà!

 

Curiosità: Nel febbraio 2013, una guatemalteca è diventata la prima transgender a ricevere il diritto di asilo in Danimarca a causa della persecuzione ai suoi danni nel suo paese natale

photogallery realizzata con il mio smartphone

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