Mongolia, mai bussare.

Il 53% della popolazione mongola è di religione buddista, non è quindi difficile trovare uno stupa nella steppa, o un piccolo tempio in cui i nomadi possano riunirsi per festeggiare o commemorare qualche evento.Oggi nel bel mezzo del nulla mongolo, una ottantina di persone si si è data appuntamento per festeggiare una qualche ricorrenza.
Ovviamente non ho aspettato l’invito e mi sono infiltrata in punta di piedi… cercavo di attirare la loro attenzione per avere un cenno di assenso a restare e quindi scattare qualche foto, ma avevo l’impressione di risultare invisibile ai loro occhi.Dopo un poco di tempo mi sono rilassata ed è stato a quel punto che ho riacquistato fisicità, ricevendo la mia prima lezione di cultura mongola: non si chiede mai il permesso di entrare, si entra.Le abitazioni mongole delle zone rurali non hanno campanelli e sono sempre aperte. Bussare alla porta di una Gher è maleducazione così come attendere di essere invitato, in una casa mongola si entra e se nessuno è presente ci sarà sicuramente del tè o latte caldo pronto per i visitatori, e questa apertura oggi si sta estendendo anche agli stranieri. E’ stato il mio disagio iniziale ad infastidirli, ma quando ho iniziato a rilassarmi e gironzolare serenamente ho sentito una forma di apertura nei miei confronti: ero una della comunità, non solo mi è stato concesso di fare foto, ma alcuni si sono messi in posa spontaneamente.Da questo momento non busserò più e quando entrerò in una Gher alzerò il piede per oltrepassare la soglia senza calpestarla, come si fa nei templi buddisti, per rispetto del padrone di casa…

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