YUNNAN. Shangri-La, quando la finzione si fa realtà.

Arroccata sulle pendici dell’Himalaya ad oltre 3.000 mt di altitudine, sulla punta più a nord della multietnica regione dello Yunnan c’era, fino al 2001, la cittadina di  Zhongdian. Dopo questa data il nome viene cambiato per una vera e propria operazione di marketing: il governo cinese nel tentativo di portare una parte del fervido turismo internazionale che è arrivato a Lijiang negli anni recenti, ha voluto legare il nome della leggendaria terra di Shangri-la descritta da James Hilton nel suo romanzo Orizzonte perduto, a questa terra, sottolineando l’aspetto mitico, spirituale e naturalistico della regione.

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Una cittadina legata in maniera incomprensibile ad una storia frutto di finzione che si fa realtà. Hilton descrive una terra mitica nascosta tra le valli dell’Himalaya dove regnano pace e armonia: il regno di Shambhala, da cui Shangri-La. Qui le debolezze umane non trovano spazio e la vita trascorre al riparo dall’avidità e dall’egoismo, nella ricerca dell’elevazione personale, se aggiungiamo che i personaggi sembrano non invecchiare mai abbiamo il quadro di un eden perfetto. Scatta il mito, aiutato anche da un film di Frank Capra, e da quel momento avventurieri ed esploratori partono alla ricerca di questo regno favoloso, fino a che qualcuno, un cinese ovviamente, molto furbamente non decide che il paradiso descritto dallo scrittore inglese altro non è che la città di Zhongdian e quindi perché non darle il vero-finto nome descritto nel libro?

Oggi Xianggelila che non è altro che la traslitterazione di Shangri-la è la più grande e meglio conservata città tibetana della Cina tra le 147 contee tibetane.

Nel 2014 buona parte della città antica viene bruciata da un incendio, ma la sua ricostruzione, veloce e accurata come solo i cinesi sanno fare, non solo non ha scalfito minimamente la sua bellezza ma allo stesso tempo non ha tolto spontaneità al luogo e nonostante sia altamente turistica -mai quanto Lijiang presa d’assalto da un turismo divoratore- il rispetto che i visitatori hanno per questa cittadina è tale da non sminuire il fascino e la spiritualità che ancora oggi vi si respira.

A rendere il tutto ancora più magico è la presenza su di una collina della ruota della preghiera più grande al mondo. Un’imponente torre dorata alta 21 metri, decorata con migliaia di mantra, talmente pesante, circa 60 tonnellate, da richiedere la forza di numerose persone per essere girata e questo crea un momento di condivisione culturale e spirituale molto forte.

Poco fuori Xianggelila, si trova il monastero Songzanlin, chiamato anche il piccolo Potala per la sua somiglianza con il Potala di Lhasa, la capitale del Tibet. Da quando il quinto Dalai Lama scelse il sito tramite divinazione nel 1679, il monastero è diventato la comunità più importante del suo genere nello Yunnan, un importante centro spirituale ancora abitato da circa 700 monaci, che offre un’immersione nella cultura tibetana con la sua architettura imponente e una lunga scalinata di accesso. Ogni giorno vi si riversano centinaia di turisti in abiti tradizionali tibetani, noleggiati a Xianggelila, pronti ad affrontare con grande misticismo e ieriticità il proprio pellegrinaggio per raggiungere il ‘nirvana’, l’estinzione dell’illusione dell’io, quello stato di pace e felicità, che solo un buon selfie ti può dare, a qualsiasi latitudine.

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