Com’è nato il progetto ‘La Terra Indosso’. Di Chiara Scoglionero

Com’è nato il progetto ‘La Terra Indosso’. Di Chiara Scoglionero

“Sai Chiara, sono stata a Nazaré, in Portogallo, la scorsa settimana e, passeggiando tra gli stretti vicoli di quella terra, ho visto un’emozione scorrere davanti ai miei occhi, e poi un’altra e un’altra ancora. Per giorni è stato così. Inizialmente, ho provato ad ignorarla, ma niente. Dunque, ho provato a capirla. Quell’emozione, che ho respirato a pieni polmoni, aveva il volto di anziane donne e il corpo di un abito cucito sulla pelle che sembrava parlasse di loro e della loro terra. Dopo aver messo a fuoco quell’emozione, ho pensato di non poterla tenere per me, perché era troppo forte. Istintivamente ho sentito di volerla afferrare, guardarla da vicino, conoscerla. Poi, ho immaginato di poterla documentare e di ricercarla magari altrove per documentarla nuovamente. Insomma, ho iniziato a pensare di poter realizzare un progetto documentaristico che parlasse di quella emozione, di quelle Donne che hanno scelto di vivere con la “terra in dòsso”.

Corrada e Chiara a Nazaré, foto di Vincenzo Rampolla

Sono state queste le parole che Corrada, in una fredda giornata di novembre, è riuscita a trasmettermi quando, per la primissima volta, mi ha confidato il suo desiderio di voler produrre questo ambizioso progetto in giro per l’Europa. Poi, per giorni non ne abbiamo più parlato, forse perché entrambe, privatamente, avevamo bisogno di interrogare i nostri cuori. Di sicuro lei, con quelle parole, aveva bussato al mio e gli aveva chiesto, in punta di piedi, di entrarci. Tra le due, Corrada, è stata quella che per prima poi ha rotto il silenzio. Agli inizi di dicembre, mi ha chiamato nuovamente dicendomi: “Io ci ho pensato e voglio farlo. Ti dirò di più…voglio che tu sia la mia compagna di viaggio. Un viaggio di sicuro difficile, impegnativo, stancate, ma umanamente unico per la tempesta emotiva a cui saremmo esposte. Ti prego, parliamone…insieme”.

Corrada e Chiara a Nazaré, foto di Vincenzo Rampolla

Io, che sono nata con la chiacchiera stampata sulla lingua, quel giorno, paradossalmente, per ore non pronunciai alcuna sillaba, neanche mezza, ma provai a liberare la vista e l’udito dalla paura e dai formalismi che mi avevano incatenato nei mesi precedenti…e questo mi bastò. I miei occhi videro, in altri occhi, la luce di quella passione che spesso si accende per le cose belle, quelle cose che sembrano parlare di te, di quello che fai e dell’amore che ci metti mentre lo fai. E lei, quel giorno, quella luce ce l’aveva…ed era accecante. Le mie orecchie invece ascoltarono tutto questo: “Chiara, per me quelle anziane donne viste a Nazaré sono come delle farfalle. Vederle passeggiare, nella loro quotidianità, tra quei vicoli con i loro abiti tradizionali, espressione di una scelta di vita, è stato come se mi avessero offerto una visione privilegiata di quello che, probabilmente, potrebbe essere l’ultimo battito delle loro ali, il crepuscolo di una tradizione che potrebbe morire con loro.

Corrada e Chiara a Nazaré, foto di Vincenzo Rampolla

Se ci rifletti bene, la farfalla ha qualcosa di particolare e speciale. Non passa la sua breve vita contando gli anni, ma vive d’istanti e in quelli ci mette tutto quello che ha e questo le basta. La farfalla vive solamente per amare e concepire, e per questo credo, sia avvolta in un abito ammirevole. In essa, proprio per la sua peculiarità, c’è sia qualcosa di effimero, sia qualcosa che duri in eterno… È un simbolo dell’anima. Le donne che stiamo cercando per questo progetto sono così! Incantevoli nei loro abiti, piccole, per i segni di un’età che avanza e curva le ossa, ma avvicinabili. In loro c’è l’effimero e l’eterno. Con la loro “terra in dòsso” ci conducono verso il lato più delicato e soleggiato della vita. Una vita che parla di un legame forte con la loro terra, quella stessa terra che portano per sempre sulla pelle. Vedi Chiara, è qui che io ci vedo l’eterno delle farfalle, perché, il loro legame, vero e autentico, va oltre la vita.

Corrada e Chiara a Nazarè, foto di Vincenzo Rampolla

Ma, in queste donne, c’è anche l’effimero. La loro scelta, ossia quella di “vestirsi della loro terra”, non sempre tramandata alle nuove generazioni, perché non sempre compresa fin dalle radici, rischia di scomparire silenziosamente con loro…esattamente come spariscono silenziosamente le farfalle. Io, in giro per l’Europa, voglio trovare così tante ali di farfalla (perché ci sono) da riempirne una mappa di fiori”. Dopo aver immaginato il quadro d’autore che Corrada mi aveva dipinto con quelle parole, la mia risposta, dopo ore di silenzio, e senza alcuna esitazione, è stata: “Ci sto, facciamolo!”. Perché ho detto sì? Siete mai stati al cinema o a teatro? Avete mai aspettato fino all’ultimo titolo di coda o la chiusura del sipario prima di andare via? Se lo avete fatto, non serve che io vi spieghi le ragioni del mio SI’.

Corrada a Nazaré, foto di Chiara Scoglionero

Se non l’avete fatto, vi invito a provarci, almeno una volta, perché in quel momento, in quei titoli di coda che scorrono e in quel sipario che si chiude dopo l’inchino degli attori, si respira tutto l’amore che conduce a realizzare un progetto… c’è l’amore di persone che vi hanno messo l’anima, oltre alle competenze, a prescindere da quello che poi sarà il giudizio del pubblico. In quel progetto documentaristico, io ci ho visto fin da subito tutto questo. Ho sentito di non potermi perdere quell’ultima visione amorevole di cui Corrada mi stava parlando. Io volevo vedere dal vivo quell’ultimo battito d’ali e provare quell’emozione che solo un abbraccio con una farfalla può regalarti. Perché, abbracciare una di quelle donne, ascoltare le loro parole, guardare i loro volti ed i loro corpi testimoni di una scelta d’amore verso la loro terra, significava per me avere l’opportunità di rubare, tappa dopo tappa, l’essenza di quell’amore e farne tesoro nel momento esatto in cui, con un abbraccio, storie diverse si sarebbero scambiati valori, di ammirazione, da parte nostra, e di attaccamento alla terra di origine, da parte di quelle donne con “la terra in dòsso”.

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