Donne di Nazaré, l’ultimo volo delle farfalle.

Il mio incontro con le donne di Nazaré è avvenuto in modo casuale. Ero in viaggio in Portogallo per un tour che da Lisbona mi avrebbe portata a Porto, quando decido di fare una sosta in un piccolo villaggio di pescatori, definito da molte guide come uno dei borghi più pittoreschi del paese.Di pittoresco è rimasto ben poco. La cittadina negli anni 60 e 70 è stata scelta dai surfisti di tutto il mondo per le sue famose onde oceaniche che possono raggiungere i 30 metri di altezza. Da quel momento il turismo di massa ha  inciso sul cambiamento di questa località spazzando via, come è accaduto in quasi ogni angolo del pianeta, tutte le tradizioni, per far posto alle esigenze del mercato. Oggi Nazaré, con la sua lunga spiaggia sabbiosa, è una località balneare molto affollata; per respirarne l’essenza e l’autenticità i mesi migliori sono quelli invernali, quando i turisti riconsegnano la cittadina ai residenti ed i pescatori si riappropriano del mare condividendo il bottino con i veri padroni della spiaggia.

Ed è in una normalissima giornata invernale che sono capitata qui. Il lungomare illuminato da un caldo sole novembrino accoglie gli abitanti per una lenta e spensierata passeggiata domenicale; mi avvicino ad una coppia di castagnare per acquistare un cartoccio da tenere fra le mani.

Ed è mentre passeggio con il mio caldo cartoccio fra le mani che vedo passarmi davanti una donna con una gonna corta al ginocchio, in pantofole. Mi colpisce perché solitamente le pantofole danno un’idea di trasandato, di chi è uscito di casa all’improvviso; la signora, invece, passeggiava rilassatamente con un’amica che, al contrario, ostentava una certa modernità nell’abbigliamento, quella modernità forzata che contrasta con quel ciuffo di capelli bianchi, che, sotto il finto mogano della tintura, chiede di essere liberato. Inizio a seguire il soggetto che tanto ha colpito il mio immaginario e, guardando con più attenzione, vedo in lei una cura meticolosa in tutto il suo outfit, dai capelli raccolti in un discreto chignon al grembiule ricamato che ricopre la gonna.

Ed è a quel punto che guardandomi attorno mi accorgo che il mio soggetto non è isolato: tante altre donne sfilano seraficamente sul lungomare nei loro abiti tradizionali. Allora mi è scattato qualcosa dentro: guardo le giovani donne che non indossano questi abiti e mai li faranno indossare alle loro figlie e mi sento privilegiata, perché mi rendo conto di appartenere all’ultima generazione che potrà passeggiare insieme a quello che sembra ‘l’ultimo volo di una farfalla’. Sì, perché ho trovato una sana vanità nell’esibire questo abito, quella vanità di certi animali, come le farfalle, che sfoggiano i colori dell’anima, come a voler dire: io dentro sono così. Ma così come? è questo quello che vorrei scoprire. Perché una donna rinuncia a seguire la moda, che di per sé è il manifesto della vanità, per seguire la tradizione?

E così è nato il progetto ‘La terra indòsso’. Al mio rientro quelle anziane signore mi sono rimaste dentro; ho pensato chissà quante altre donne, sparse in tutta Europa, hanno rinunciato ad assoggettarsi alle regole della moda per indossare la propria cultura, la propria ‘terra’. Voglio cercarle, voglio trovarle perché voglio capire quali significati si celano dietro le ali di queste ‘ultime farfalle’.

Ho quindi deciso di tornare in Portogallo per incontrare da vicino queste donne, per tentare di intervistarle, per farmi svelare i segreti del loro ‘ultimo volo’ e di raccontarlo in un documentario. Con i prossimi articoli vi terrò aggiornati su quello che incontrerò nel reticolato delle ombrose viuzze di Nazaré.

curiosità

Nazaré in àmbito surfistico  detiene il record mondiale dell’onda più alta mai cavalcata nella storia dell’uomo. Il surfer Steudtner, 31 anni , tedesco, ha cavalcato l’11 febbraio 2017 un’onda alta 25 metri battendo Il surfer Carlos Burle, 46 anni, brasiliano, che il 28 ottobre 2013, a Praia do Norte, vicino alla cittadina portoghese, ha cavalcato un’onda di 24 metri battendo a sua volta il precedente record del surfista hawaiano, Garrett McNamara, che nel novembre 2011 cavalcò un’onda di circa 22 metri. Bravi, molto bravi. Ma come si possono misurare con tanta precisione, le onde?

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