Mamacha Carmen de Paucartambo

Paucartambo è un piccolo ‘pueblo’ peruviano situato a 2900 m di altitudine, raggiungibile con tre ore di bus da Cusco, l’antica capitale dell’impero Inca. In epoca incaica prima e coloniale dopo è stato un importante crocevia per il commercio tra le Ande e la Giungla. Etnie andine scambiavano con gli indigeni della selva oro, tessuti e uno dei prodotti più importanti per entrambi: la coca. L’arrivo dei conquistadores spagnoli e dei conseguenti missionari cattolici ha provocato un innesto culturale molto forte su queste popolazioni che, a loro volta, nel tentativo di salvaguardare e proteggere i propri miti e i relativi riti per onorarli, hanno generato un sincretismo capace di sprigionare ancora oggi una forza magica e al tempo stesso una forte spiritualità. Dal 15 al 19 luglio, in occasione delle celebrazioni in onore de la Virgen del Carmen, considerata la ‘patrona dei meticci’, Paucartambo diventa lo scenario di una delle massime espressioni di questo sincretismo che, grazie all’ isolamento del piccolo pueblo, è rimasto intatto per più di 300 anni.

19 gruppi di bailarines, provenienti dalle vicine comunità rurali (la giungla e gli altopiani) e con una nutrita partecipazione anche dalle valli costiere, riuniti all’interno delle ‘casas de cargo’, stanno compiendo il primo grande rituale in onore de la ‘Virgen del Carmen’, amorevolmente chiamata Mamacha:   la vestizione. I cortili che li accolgono si sono trasformati in preziosissimi scrigni che contengono concentrata tutta la cultura di questo popolo.Festa de la Virgen del CarmenI gesti sono carichi di ieraticità, un cappello sbrilluccicoso viene indossato al pari di una mitria, maschere dalla fisionomia grottesca siedono accanto all’immagine della Virgen come devoti stanchi in cerca di grazia, gli specchi riflettono immagini di figure ‘mestize’: ibridi personaggi risultanti da insolite misture di civiltà lontane.Nei 5 giorni  di celebrazioni fanno da corredo coreografico tutta una serie di bailarines che sfilano rievocando alcuni dei momenti cruciali della loro storia .I costi per partecipare alla ‘trasferta’ sono molto alti: si tratta di acquistare i costumi, fittare la casa che accoglierà i bailarines nei 5 giorni di permanenza a Paucartambo, garantire i pasti, pagare la messa, ed infine una delle voci non meno costose dell’elenco: la birra, che in questi giorni scorrerà a fiumi. A finanziare tutto, per grazia ricevuta o richiesta, è il Karquyuq, una sorta di produttore. Il suo incarico durerà un anno, e per  l’intero periodo si graverà delle spese utili a tener su la ‘compagnia’, non ultima l’ingaggio dei musicisti che accompagneranno i danzatori.  Ma, il giorno della sfilata, avrà la sua meritata ricompensa: a lui spetta l’onore di portare in processione, la ‘Demanda’, l’immagine della Virgen.Si narra di due Virgenes, regalate da Re Carlo III alle città di Cusco e di Puno, ma, dice la leggenda che, per errore, la più bella finisce a Paucartambo. Da qui nascono una serie di scontri per il suo recupero, fra due grandi comunità: il popolo della giungla oggi simbolicamente impersonato dai Quapaq Chuncho ed il popolo delle Ande, impersonato dai Qhapaq Qolla.  Il Quapaq Qolla, è una figura mitologica, metà uomo e metà Lama, i segni distintivi sono il volto di lana bianca che simboleggia il lama adulto e i piccoli della stessa specie, che porta addosso. Il Quapac Qolla rappresenta il mercante dell’altopiano della regione Collasuyo, regione che si estendeva fino alla Bolivia e che, durante il dominio spagnolo, si recava a Cusco per scambiare i suoi prodotti per lo più provenienti da Potosi (oggi in Bolivia).Anche i  Quapaq Chuncho, indipendentemente da dove vivono, devono essere paucartambinos o figli di paucartambinos. Rappresentano gli abitanti della vicina giungla, ed esattamente dell’Antisuyu, la regione in cui si rifugiarono gli incas dopo la loro sconfitta ad opera dei conquistadores. La loro è una danza a carattere guerriero che evoca le gesta incaiche durante la battaglia contro gli invasori. A contraddistinguerli  un cappello di piume di uccelli simboleggianti la fauna della selva.Parte della drammaturgia della festa è interpretata da questi due gruppi che si fronteggiano nel tentativo di recuperare la Virgen e con essa la protezione spirituale per tutta la comunità. Le varie scaramucce vedono gli uomini-lama (Qhapaq Qolla) rubare la Mamacha e gli uomini della selva combatterli per riaverla. Da queste schermaglie nascono delle vere e proprie guerriglie a cui partecipa con grande pathos tutta la comunità presente. Gli uomini-lama, rievocano il ratto della Virgen catturando le ragazze del ‘pueblo’ coinvolgendole nelle loro prove di valentìa, che prevedono il superare alte barriere di fuoco. Quel fuoco che in tutta l’iconografia cattolica rappresenta l’inferno, quello stesso fuoco presente nei ball de diables medievali che sicuramente gli spagnoli avranno imposto e sincretizzato con la cultura indigena… e dove c’è fuoco la tradizione vuole anche la loro presenza: ecco infine arrivare i demoni, i Saqra. Il Saqra è un’altro personaggio importante nella drammaturgia della celebrazione. Sono presenti durante le guerriglie per ultimare il lavoro dei Quapaq Chunchu (gli uomini della giungla): recuperare le anime dei morti e condurli all’inferno. Sono caratterizzati da enormi maschere con riferimenti animali; grandi parrucche leonine, rigorosamente bionde, da cui emergono due grandi corna di cervo; indossano un preziosissimo abito variopinto con tutti i colori dell’arcobaleno, e portano in mano un bastone uncinato che li aiuterà a catturare le anime. A differenza dei Supay incontrati nella diablada del Cile (vedi articolo), i Saqra hanno una connotazione meno maligna, sono monelli tentatori e birichini. Ci provano persino con la Virgen durante il suo ‘desfile’ per le vie del paese, i birbantelli: accovacciati sui tetti delle case, l’attendono per tentarla con pericolose piroette, ma la Mamacha li ignora e passa oltre.

Dopo tre giorni di guerriglia l’equilibrio viene ripristinato: gli uomini della giungla sono riusciti a riconquistare la Mamacha e a garantire benedizione e protezione alla comunità. Ancora una volta si sono aggiudicati il titolo di guardiani della Virgen e a loro va il privilegio di portarla in spalla durante la processione.

Tradizioni Inca mescolate a rituali cattolici in un sincretismo  culturale, sociale e religioso delle Ande e della giungla peruviana, dove la radicalizzazione delle idolatrie è stata maggiore e più profonda, dicono gli antropologi. Lotta di popoli per la Virgencita, dicono i cattolici fieri di aver convertito i Chunchu da cattivi e selvaggi in buoni cristiani. Ma se semplicemente sostituissimo la figura della Madonna, come suggeriscono gli antropologi, con quella che in origine era il vero nucleo di interesse, ovvero venerare e ringraziare la Pachamama, la grande Madre Terra,  allora forse tutto ci apparirebbe diversamente: i costumi dei demoni, copiati dai dipinti della scuola barocca di Cusco, e in particolare i biondi capelli,  potrebbero essere la parodia dei conquistadores europei; e chissà, forse il ratto delle ragazze non è altro che un rito propiziatorio della fertilità; e magari, gli uomini giungla in realtà danzavano per rievocare un feroce evento che li ha visti distruttori delle haciendas coloniali proprio durante una processione della Virgen, per ribellarsi all’invasore e per proteggere la propria identità.

Non sapremo mai cosa si nasconde dietro queste celebrazioni, di sicuro la leggenda che narra delle due Virgenes è solo un pretesto. Guerriglie a parte, guardiamo alcuni dei personaggi che prendono parte alla sfilata:

Non è difficile comprendere come in realtà si stia mettendo in scena la memoria sociale di questo popolo: i grandi miti della cultura incaica, le ferite inferte agli indios dai conquistadores, i dolori del popolo nero importato attraverso la Bolivia e schiavizzato nelle miniere, la malaria contratta dai contadini spostatisi nella giungla ingaggiati per l’estrazione della gomma, la corrida che chissà quanto doveva apparire scellerata ai loro occhi e, ancora, i soldati cileni che invasero il Perù durante la guerra del Pacifico, ed ovviamente gli immancabili demoni per ricordare che al paradiso si contrappone l’inferno, al bene il male, in una lotta continua in cui l’unico vincitore è la vita… fino a che non arriva la morte, ops! ma allora non vince nessuno? 

crediti: assistente alla regia e interprete, Laura Angulo Diaz

FOTOGALLERY: puoi visionare tutte le foto della manifestazione nella sezione PORTFOLIO:  Mamacha Carmen vestizione      Mamacha Carmen sfilata      Mamacha Carmen guerriglia  

 

 

 

 

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