La regione dello Yunnan vanta un ricco patrimonio culturale, con costumi, lingue, architetture e tradizioni uniche, ma ha anche un’altra particolarità, è la provincia cinese con il maggior numero di minoranze etniche.
La Cina riconosce ufficialmente 56 gruppi etnici, di cui l’etnia Han ne costituisce la maggioranza con il 92% della popolazione. Le 55 minoranze etniche, che coprono due terzi del territorio, includono Zhuang, Hui, Manciù, Uiguri e Miao, con una popolazione complessiva di decine di milioni di persone. Queste minoranze risiedono principalmente nelle aree di frontiera, conservando culture, lingue e tradizioni distinte.
Lo Yunnan che viene spesso soprannominato “Museo delle etnie” è la provincia cinese con la maggiore diversità etnica, accogliendo 26 gruppi diversi, tra cui Yi, Bai, Hani, Dai, Zhuang, Miao, Naxi e Tibetani, che costituiscono quasi la metà della popolazione locale.
Non è sempre facile distinguerli anche perché i loro coloratissimi abiti tradizionali sono spesso utilizzati solo nelle cerimonie nuziali, o nelle feste locali.
Fra queste etnie la comunità buddista tibetana dei Mosuo è senza dubbio la più conosciutia e più studiata per la struttura familiare matriarcale. La loro organizzazione sociale secondo gli antropologi segue la linea di sangue materno. Quando la donna partorisce un figlio, il padre non è tenuto a riconoscerlo, esso di fatto appartiene alla madre e i bambini vivono nella famiglia materna e i suoi parenti di sangue, tant’è vero che la lingua mosuo non distingue tra madre e zia materna, ma utilizza la stessa parola “emi” per entrambe, così come per gli uomini adulti che i bambini chiamano tutti “zio”. Questo non vuol dire che l’uomo sia privo di responsabilità, lui svolge un ruolo paterno nei confronti dei nipoti, i figli delle sorelle. Le donne gestiscono gli affari, i lavori, ereditano i beni di famiglia e tramandano il nome ai figli, il ruolo dei padri nella crescita e l’educazione dei figli è molto marginale ma non sono completamente esclusi.
Questo non vuol dire che non possono nascere dei legami duraturi con partner fissi, ma è sempre la donna a decidere. Lo chiamano “matrimonio itinerante”: l’uomo va nella stanza della donna e ha rapporti con lei durante la notte, ma se ne va prima dell’alba.
Certo spiegato così è molto semplicistico e potrebbe indurre a pensare ad una certa libertà e promiscuità sessuale, niente di più falso, le donne Mosuo hanno la consapevolezza che il loro partner potrebbe non essere il compagno ideale per tutta la vita, anche se, nonostante questo, molti di questi “matrimoni ambulanti” durano decenni e in alcuni casi tutta la vita.
Uno dei riti più importanti della loro cultura è il Guozhuang. Una danza che dà occasione alle giovani mosuo di scegliere il proprio compagno. Le ragazze indossano gli abiti delle feste, con lunghe gonne bianche a pieghe, ed hanno acconciature molto elaborate. Uomini e donne si tengono per mano formando un cerchio, al centro del quale vengono accesi dei falò e si balla cantando canzoni d’amore, poi servono una ciotola di liquore, il “Sulima”, e chiedono pubblicamente al loro amante di giurare fedeltà.
Quella dei Mosuo oggi è una società in transizione, le strade asfaltate e un piccolo aeroporto ha portato qui molti turisti e come si sa il turismo cambia il mondo. Molte giovani donne vivono con il proprio partner e molte altre hanno lasciato la comunità e il villaggio, e poi c’è il governo che vorrebbe uniformare le convenzioni sociali delle minoranze a quelle degli Han… conosciamo già l’epilogo di questa storia, è bello però sapere che in questo mondo un regno al femminile sia stato possibile.
sulla stessa regione della Cina, puoi visionare i seguenti link
YUNNAN. Tie-dye a Dali, la rappresentazione culturale e identitaria di un popolo.
YUNNAN. Lijiang, il set giusto per un buon servizio fotografico.
Per i tuoi viaggi in Cina, personalizzati, di gruppo, o fotografici, contatta China Insight. Li Ran Lao Shi +39 339 359 9387

