Cara Copenaghen, bio eco e solidale

Copenaghen, chiamiamola CHP come la chiamano affettuosamente i copenaghesi, non c’è nulla che io possa dire di questa città che non è stato detto. Il web è pieno di consigli e guide pratiche su come visitare la città. E’ cara? Si lo è, forse la città d’Europa più cara in assoluto, Svezia e Norvegia le tengono il passo ma senza raggiungerla. Ma anche questo è stato detto. Non ho suggerimenti da darvi, su cosa fare e dove andare, posso solo raccontarvi come ho passato le mie giornate a spasso in questa città.

In Danimarca ci sono andata da sola, e questo economicamente incide molto su qualsiasi viaggio, e a Copenaghen in modo particolare: gli alberghi sono cari, e se un gruppo di viaggiatori opta saggiamente per gli ostelli (camerate di 4, 6 o 8 persone con bagno in comune e in alcuni casi uso cucina) può risparmiare molto sul pernottamento; chi invece come me, un po’ per esigenza di privacy e un po’ per sicurezza, decide di prendere una camera singola, allora sa che deve iniziare a fare un po’ di conti… Io che con i numeri non ho molta affinità sapevo che avrei fatto dei disastri, ho quindi adottato la tecnica che adotto in quasi tutti i viaggi: rinuncio a contare e provo a muovermi come si muoverebbe un autoctono e non come un turista, e dopo aver scoperto che il costo di un biglietto della metropolitana è di circa 3 euro e 20, per prima cosa, ho fatto un ‘city pass’, un abbonamento che mi permette di prendere qualsiasi mezzo urbano per poco più di 8 euro al giorno o anche meno se ci si abbona per più giorni -minimo 72 ore.IMG_0450Il primo giorno, mi perdo… e non perché lo decido io scientemente, ma perché è nella mia natura, sono così distratta che anche con una cartina in mano sono capace di andare nella direzione opposta… ebbene questo mi risulta molto utile, perché nel tentativo di raggiungere la meta imparo come funzionano mezzi di trasporto, bussole e sestanti… non solo, perdendomi, spesso vado a finire nelle zone di periferia o comunque mi allontano dalle zone turistiche e posso osservare come si muovono i locali,  dove vivono e soprattutto come vivono.IMG_0507

La prima scoperta è stato il bus del mare. Avevo preventivato di fare una gita in battello – un battello turistico per visitare la città dal mare può costare, dipende dal giro, dai 12 euro di un giro limitato, ai 35 euro dell’ Hop-on, hop-off – ma con il bus del mare, ed il mio ‘city pass’ sono salita e scesa infinite volte godendomi la città dal mare attraversando i suoi canali. Il mio pallottoliere dei conti era contento ed io pure perché sulle rive del canale Christianshavns fanno bella mostra di sé gli edifici monumentali contemporanei più importanti, il diamante nero,   l’Opera House e l’architettura della CHP contemporanea.IMG_0160

Le scoperte più gustose e succulente le ho fatte a pranzo e a cena. Negli ultimi anni la Danimarca è diventata una fabbrica di stelle mi riferisco a quelle Michelin, tanto da aver sviluppato quella che i loro chef chiamano ‘nuova gastronomia nordica’ che ha come prerogativa l’utilizzo di prodotti stagionali e a chilometri zero. Il ristorante più stellato è il Noma, ma non c’erano abbastanza palline nel mio pallottoliere per pensare solamente di andarci. Mi sono dunque chiesta: i ‘chpesi’ nella loro pausa pranzo dove si ritrovano? La risposta è stata facile, la loro parola d’ordine è mercato. Il mercato di una città è quello che più di tutto rispecchia gli usi e la quotidianità di un popolo, e la quotidianità di Chp è di stampo bio: oltre ai tanti mercati che offrono prodotti biologici, alcuni quartieri ospitano una volta a settimana contadini delle province circostanti con i loro prodotti della terra.

Torvehallerne
Torvehallerne

Torvehallerne è stata un’esperienza molto saporita. Si trova a pochi metri dalla stazione di Nørreport. È un mercato alimentare, in parte al chiuso ed in parte all’aperto dove si possono trovare enormi tavoli corredati da panchine, e se la giornata consente di usare questi tavoli all’aperto, ti sembra di stare in una sagra di paese. Nei circa 60 stand ho trovato di tutto, frutta, verdura, centrifugati, estratti e smoothies super energetici a base di frutta e verdura, pesce fresco e cotto da consumare lì al momento, dolci, cioccolata e conserve di ogni tipo, e poi tapas, pregiate selezioni di tè e caffè, e gli smørrebrod danesi, una fetta di pane di segale imburrato, condito con carne, pesce, salumi, formaggio, opportunamente decorata con verdure affettate, uova sode, maionese, insomma un sandwich aperto per intenderci che, a volte, preparano con una montagna di gamberetti sgusciati… slurp!

Gironzolando per questo mercato e incuriosita da certi asparagi giganti mi sono avvicinata ed una signora mi ha trattenuta per almeno venti minuti parlandomi in danese, quando finalmente mi ha fatto dire due parole spiegandole che ero italiana a quel punto si è arresa nel suo tentativo di spiegarmi tutti i benefici della sua zuppa… a quel punto non potevo non assaggiarla ed il risultato non ha parole. 20160601_161459

Lasciarsi andare in questi posti è fantastico ed è anche facile in quanto molte di queste postazioni sono gestite da persone semplici, contadini o casalinghe addirittura, una signora del nord della Danimarca voleva a tutti i costi che io assaggiassi i suoi succhi di frutta che lei prepara in casa quotidianamente… che potevo fare, dovevo tirarmi indietro? Mi sono sacrificata.

Altra esperienza interessante è stato il Meatpacking District, che ho trovato proprio dietro la stazione centrale. Qui è stato piacevole venire la sera perché pullulante di movida. Ma l’esperienza più interessante, sempre perché il mio intento era vestirmi della quotidianità copenaghese, è stata lo Street Food. L’ho scoperto passeggiando sulle placide acque del canale Christianshavns, su di uno di quei bus del mare di cui vi parlavo prima. Fluttuando sul mio marebus vedo una delle sponde gremita di gente, gente sdraiata sui lettini a prendere il sole con un’aria di grande compiacimento, gente attorno a grandi tavolate a godere di chissà quali leccornie e gente in piedi a chiacchierare con una bibita in mano… all’ora di pranzo non ci ho pensato due volte… era la mia destinazione.Street Food Papirøen

Lo Street Food è la mecca del gusto. Un vecchio magazzino, nella zona chiamata Papirøen, che dal 2014 ospita 40 food trucks. Uno spazio dedicato al cibo di strada proveniente da diverse parti del mondo. Dal Fish & Chips tipico cibo di strada dei Paesi Bassi e scandinavi, al churrasco brasiliano, dalla pizza e pasta italiana, alla cucina turca ed egiziana, dal chiosco del burritos al cibo coreano, tailandese, francese, e ancora ostriche fresche, pasta fatta in casa, insomma un paradiso gastronomico. Il suo ideatore è un ristoratore con grande esperienza che si è prefisso due obiettivi: dare la possibilità e lo spazio agli chef che non avevano la possibilità di investire in un ristorante e agli artisti meno conosciuti di esibirsi di fronte ad un grande pubblico.

Lo slogan è ‘genuino, onesto ed estetico’. Onesto perché il prezzo ha fatto gioire il mio pallottoliere, (ci sono piatti a 8 euro, se pensiamo che stiamo in Danimarca, non sembra vero), genuino perché i prodotti sono biologici e l’estetica è affidata alla cultura nordica -beh su quest’ultimo punto qualche perplessità ce l’ho- tavoli, gazebo e sdraio che si affacciano sul canale e fanno da cornice allo street market che propone un ampio calendario di eventi, tra cui un festival Jazz e un festival dedicato a tutte le forme di cultura. Non vi dico quanto ho mangiato, vi dico solo che dopo mi sono adagiata pesantemente su una di queste sdraio, sempre perché volevo fare la copenaghese, e mi sono addormentata per una bella oretta, tanto che stavo ustionandomi di sole. Street Food PapirøenSempre passeggiando sul mio mezzo preferito, ovvero il ‘marebus’, oramai lo avete capito che ho passato i miei momenti migliori appollaiata sulla balaustra di un battello, ho visto molta gente distesa per terra…per terraaaaa? Impossibile mi sono detta, voglio andare a curiosare. Gente distesa al sole, ragazzi che giocano a chi fa il tuffo più alto, si respirava una tale aria di relax che sembrava di stare al mare ed in effetti questa è una spiaggia cittadina, una delle quattro che la città ospita.

Quattro aree balneabili in cui i cittadini vengono a rilassarsi al di fuori dell’orario lavorativo. Ma siamo in un porto le acque saranno inquinate ma come si puòòòòòò!!!!!… si può perché nel 2000 circa sono stati avviati una serie di lavori che hanno reso un’area di degrado, tipica delle zone industriali e portuali, in uno spazio fra i più alla moda della città e punto di ritrovo di famiglie e giovani. Le acque del porto vengono costantemente depurate e i livelli di inquinamento tenuti sotto controllo da sofisticatissimi sistemi di allarme, cosa questa che permette ai cittadini e ai turisti di fare il bagno in totale tranquillità.IMG_0124Un complesso progetto di recupero che fa di CHP una città capace di curare il patrimonio naturale creando sostenibilità. L’ho già scritto in un altro articolo, non mi stupisce che nel 2014 la capitale danese si sia meritata il titolo di Capitale Verde d’Europa, ovvero la città con la migliore qualità della vita al mondo, ci credo quando leggo che fra gli obiettivi futuri c’ è quello trasformare l’intera Danimarca in un Paese a zero emissioni di anidride carbonica.Ed ora per non scivolare nella banale retorica dicendo che tutti avremmo il diritto di vivere in un mondo che pensa al cittadino e al suo benessere, lascio a voi le conclusioni, io tiro fuori dal mio zaino un organic hot dog che ho comprato da un venditore di strada e penso proprio che dopo averlo trangugiato con appetito mi farò una bella pinnichella… tanto qui una persona distesa su di una banchina di legno non è un barbone ma uno che prende il sole in spiaggia.

curiosità: i bus del mare, si trovano facilmente sulle rive del Canale Christianshavns, e costano quanto una corsa in metro o treno cittadino. L’harbour bus rappresenta un bel modo di visitare la città dall’acqua e di scoprire alcune delle attrazioni più note, la Sirenetta, Nyhavn, Christianshavn, e il Teatro dell’Opera.

Street Food: Quasi tutti i chioschi e i furgoncini accettano sia contanti, sia carte di credito. Ci si arriva in 15 minuti a piedi dalla metropolitana di Christianshavn oppure prendendo l’harbour bus 993 che attracca direttamente a Papirøen partendo da Nyhavn/Havnegade. Anche il battello del Canal Tour si ferma a Papirøen.

Volete trasferirvi a Copenaghen e volete fittare uno spazio nello Street Food? Si può fare. Altra prerogativa del progetto è la non esclusività, chiunque può fittare uno spazio. Sul sito dedicato c’è una domanda da compilare, una commissione valuterà sostenibilità, prezzo, qualità, aspetto e originalità, e se riuscite a convincerli per uno spazio pagherete meno di 500 euro per avere un stand piccolo e meno di mille per averne uno medio-grande. Una tassa che si paga una tantum (circa 500 euro) per iscriversi all’Associazione culturale che gestisce il Copenaghen Street Food ed il gioco è fatto…ed ora che ci penso non ho visto nessuno stand con ‘zeppole e panzerotti’, andiamo?

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