CASTELVETERE SUL CALORE. Il miracolo del ‘tortano’.

Il miracolo del pane miracoloso

Arroccato sulle pendici del monte Tuoro, Castelvetere sul Calore è un piccolo paese di poco più di 1500 abitanti. Il 28 aprile di ogni anno omaggia la Vergine Madre con la ‘festa del pane miracoloso’.

Parte fondamentale di tutto l’evento è la preparazione dei ‘tortani’, i pani che, dopo essere stati benedetti, verranno distribuiti casa per casa dalle piccole dispensatrici,  bambine dagli abiti riccamente ornati ad emulazione dell’immagine della madonna, ma di loro parlerò in un altro articolo, oggi voglio parlare di altre figure femminili altrettanto importanti: le panificatrici.

Sono massaie, mogli, madri, professioniste, giovani, adulte e anziane; tutte hanno i loro impegni quotidiani, chi deve badare alla famiglia, chi deve lavorare la terra  e chi deve andare in ufficio, ma nei giorni che precedono la festa della Madonna delle Grazie gli impegni lasciano il posto ad un’altra priorità: la panificazione.

Quindici giorni prima dell’evento le donne del paese si danno appuntamento al ‘forno comune’, un piccolo locale avuto in dono da un’anziana devota della Madonna delle Grazie. Il forno diventa un luogo di incontro, di culto, di devozione, un luogo in cui riti, miti, leggende e quotidianità si mescolano, una sorta di gineceo contemporaneo.

Niente uomini in questo posto: varcata la soglia ci si immerge in un microcosmo al femminile in cui il profumo del pane si confonde con il profumo dei loro candidi grembiuli,  le preghiere e i canti si mescolano ai racconti personali, la passione, il dolore, le paure, le ansie, diventano un sentimento unico da condividere e da ‘compatire’, nell’accezione più pura del termine, fino a diventare un ‘comune sentire’, qualcosa che va al di là del semplice ascoltare, cosa che già queste donne sanno fare bene.

Strette nei loro grembiuli bianchi che hanno il profumo del bucato appena raccolto delle nostre nonne, grembiuli il cui candore è interrotto dai ricami omaggianti l’amata Vergine, una trentina di donne sono intente a panificare, e al loro fianco non manca la figura di qualche giovinetta a cui viene tramandata la nobile arte.

Con il cuore trabordante di gioia danno vita a  turni quotidiani che iniziano alle 04.00 del mattino per terminare alle 22.00, ora dell’ultimo impasto, a base di farina e criscito, che loro chiamano ‘ammasso’, che subito dopo verrà messo a lievitare in attesa di trasformarsi, grazie alle abili mani di queste devote donne, in profumatissime e fragranti ciambelle di pane, chiamate appunto ‘tortani’.

Per impastare occorre forza e bisogna essere energiche, ma per le panificatrici di Castelvetere questo non è un problema. Hanno creato una macchina impastatrice dalle grandi potenzialità: cinque donne si tuffano sulla farina pigiandola senza sosta e quando arriva un minimo di stanchezza dietro di loro ce ne sono altre cinque pronte a dare il cambio. Ottenuta una massa molto soda e compatta questa, ancora calda, viene tagliata e divisa fra le presenti che la manipolano ancora fino ad ottenere dei pani stretti e lunghi che verranno disposti nella madia per sei/otto ore di lievitazione. Sono due gli  ammassi’ che vengono preparati in una giornata, uno la mattina alle otto ed uno la sera alle dieci.

Dopo la lievitazione i panetti vengono pesati in piccole porzioni a cui le donne danno la tipica forma a ciambella che andrà finire in una delle circa 12 infornate giornaliere. Ognuno di questi gesti e di queste azioni è accompagnato da canti e preghiere intonate dalle donne in onore della Vergine.

Oggi è il 13 aprile, e fino al 25 mattina dovranno impastare 2500 kg di farina corrispondenti a 22 ‘ammassi’, e quindi 145 infornate di 350 ‘tortani’ l’una per un totale di circa 50mila pezzi. Ad alleviare le fatiche una cosa sola, la fede, tanta e tale che l’ultimo giorno di panificazione si trasforma in un pianto liberatorio per molte di loro.

Non so quanti e quali miracoli sarà capace di fare ogni singolo ‘tortano’ dopo la benedizione e la distribuzione per mano delle vergini bambine, ma l’energia positiva e gioiosa di queste donne, mista alla ieraticità dei loro gesti, la forza con la quale riusciranno a portare a termine il loro compito, l’amore con il quale tramandano ai loro figli questa tradizione senza tempo, la messa alla quale partecipano con il loro ‘comune sentire’, è già un piccolo miracolo che vale la pena di essere vissuto per chi come me si è oramai consacrato alla vuota comunicazione tecnologica.

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